Il ciuccio, si sa, è fondamentale per i neonati e i bambini, tutti ci ricordiamo i pianti e le urla di quella volta che il ciuccio è stato dimenticato a casa. Ma cosa succede se poi i dentini diventano storti a causa del ciuccio e in che maniera rischia di rovinare i denti dei piccini? Scopriamo come e quali sono gli step relativi a quando e come togliere il ciuccio con i consigli della Dott.ssa Bragastini specializzata in Ortodonzia a Verona.
Come diventano i denti con il ciuccio?
L’utilizzo del ciuccio o l’abitudine di succhiarsi il dito, se protratte nel tempo possono concorrere alla protrusione (spinta in avanti) degli incisivi. Considerando che i bambini tengono il ciuccio in bocca per molte ore in un palato costituito da ossa ancora in via di formazione, è possibile che il palato non si sviluppi secondo i canoni fisiologici: la lingua serve per allargare il palato in modo da farlo adattare alla grandezza della parte inferiore della bocca ma con il ciuccio, che si interpone fra il palato e la lingua, questo sviluppo viene arrestato e il palato, invece di allargarsi naturalmente, si contrae, rimanendo stretto. Un’altra deformazione data dal ciuccio è il “morso aperto”, ovvero quando, guardando il bambino frontalmente, ci si accorge che nel chiudere la bocca i denti superiori sono distanziati dai denti inferiori.
Quando il ciuccio rovina i denti?
Come detto quando i bambini usano troppo il ciuccio questo potrebbe influire sull’ampiezza del palato. Il ciuccio infatti inserendosi tra lingua e palato impedisce alla lingua di svolgere la sua funzione di favorire l’allargamento dell’arcata dentale superiore adattandola a quella inferiore.
La suzione prolungata del succhiotto potrebbe anche causare l’allungamento dell’arcata superiore (o malocclusione di seconda classe). Questo implica che osservando un bimbo di profilo si noteranno i denti davanti superiori più sporgenti rispetto a quelli inferiori, oltre al già citato problema del morso aperto ovvero quando la bocca è chiusa i denti anteriori restano distanziati tra di loro lasciando così una apertura in cui il bambino può inserire la lingua.
È riconosciuto che un bambino non dovrebbe usare il ciuccio oltre i 2/3 anni per evitare problematiche permanenti che possono essere sistemate solo tramite l’intervento di un professionista. Se un bambino succhia il ciuccio oltre i 2/3 anni probabilmente si troverà con un palato stretto la cui mandibola non si svilupperà in avanti e rimarrà quindi indietro rispetto al mascellare superiore. A causa dell’interposizione del ciuccio la lingua non riposa in modo naturale sul palato, ma si appoggia nel basso, spingendo innaturalmente sugli incisivi e questa spinta a lungo termine può portare a denti storti, infine il bambino tenderà a mantenere una deglutizione infantile, ovvero quando la lingua spinge il bolo (il cibo masticato) nella gola e poi, invece di posizionarsi naturalmente sul palato, rimane bassa sul pavimento del cavo orale.
Da non dimenticare l’importanza della dimensione del ciuccio che deve seguire la crescita del bambino in modo che sia sempre proporzionato alla grandezza del palato.
Quando e come togliere il ciuccio?
Il distacco dovrebbe iniziare tra i 6 e i 12 mesi e non dovrebbe andare oltre i 2 anni. L’abbandono graduale e concordato dovrebbe cominciare con l’inizio dello svezzamento. Il bambino deve iniziare a sperimentare schemi motori più maturi e complessi dei movimenti della lingua e della bocca rispetto al semplice succhiare che stimola la lingua a compiere movimenti ancora infantili. È necessario limitare l’uso del ciuccio solo ai momenti di effettiva necessità, abbandonandolo gradualmente e sperimentando forme di consolazione più mature.
Se viene usato con giudizio il distacco può avvenire naturalmente e senza traumi ma diventa un problema se il ciuccio è l’unico modo che il bambino ha per consolarsi. Il momento per togliere definitivamente il ciuccio dovrebbe concorrere con un periodo di tranquillità per il bambino, perciò è sconsigliabile farlo in concomitanza di altri cambiamenti quali per esempio l’inizio della scuola, l’arrivo di un fratellino o la stabilizzazione di una nuova abitudine.