I denti storti e accavallati sono un disagio estetico e funzionale piuttosto significativo che tormenta molte persone, tanto da ripercuotersi negativamente sulla voglia e capacità di socializzazione. Il sorriso storto, infatti, può minare l’autostima, oltre a interferire negativamente sulla corretta masticazione e fonazione, e complicare notevolmente le pratiche di igiene orale. Fortunatamente, sia negli adulti sia nei bambini, i denti disallineati e accavallati possono essere corretti con alcuni interventi ortodontici specifici più o meno invasivi: la scelta del trattamento adatto dipende dalla gravità dell’accavallamento e dall’età del paziente.
Quanto tempo ci vuole per raddrizzare i denti?
Ogni individuo è diverso dall’altro, per cui ogni piano terapeutico deve essere studiato su misura. Di conseguenza, non esiste un metodo unico per correggere i denti storti ed è difficile stabilire con certezza quanto dura un trattamento ortodontico finalizzato al raddrizzamento dei denti. A causa della varietà dei fattori che determinano la complessità di ogni caso clinico, ogni terapia ha una durata diversa dall’altra. Tuttavia, è possibile prevedere sommariamente i tempi necessari ad ottenere i risultati desiderati sulla base di alcune linee guida.
Nella maggior parte dei casi, la durata di un trattamento ortodontico varia da un minimo di 9-12 mesi per le condizioni meno gravi, fino ad un massimo di 2-3 anni per le malocclusioni più severe. Sulle tempistiche necessarie a raddrizzare i denti, oltre alla gravità del disallineamento, possono influire altri fattori come: l’età di chi soffre di affollamento dentale, poiché più giovane è il paziente, più le strutture ossee sono malleabili e di conseguenza reattive alla terapia; la velocità di crescita delle strutture orali e facciali; la collaborazione del paziente e quanto alla lettera segue le indicazioni del dentista per non rallentare il percorso di cura; il tipo di trattamento ortodontico utilizzato.
Perché si accavallano i denti?
I denti si accavallano a causa di vari fattori. Per esempio, il volume e la pressione della lingua, la pressione esercitata dalle guance sulle arcate dentali, la conformazione della mandibola e le cattive abitudini di masticazione acquisite durante l’infanzia sono cause che tendono a ridurre lo spazio destinato ai denti nella cavità orale. Anche fattori apparentemente trascurabili, come la tendenza a respirare con la bocca aperta, l’uso prolungato del ciuccio, l’abitudine a succhiarsi il dito nei più piccoli possono influenzare negativamente la crescita dei denti e la loro posizione all’interno della bocca. Un ruolo importante è rivestito anche dal fattore ereditario.
Come aggiustare i denti accavallati?
Sia nei bambini sia negli adulti, è possibile correggere l’accavallamento dentale attraverso interventi ortodontici che prevedono l’utilizzo di apparecchi mirati a creare gli spazi necessari all’allineamento dei denti e alla correzione delle malocclusioni. Questi apparecchi, solitamente, sono mobili nei primi anni di terapia, con alcune eccezioni per patologie specifiche che, ad esempio, richiedono espansori del palato fissi. In alcuni casi, è necessario procedere anche all’estrazione di denti per fare spazio all’interno della bocca e consentire l’allineamento dentale. Questo risulta necessario quando la patologia non viene diagnosticata in età precoce, quindi non basta più il semplice apparecchio a correggere la mancanza di spazio.
Nei casi meno gravi di accavallamento, è possibile avvalersi anche solo della terapia ortodontica mobile, con apparecchi facilmente rimovibili, composti da una placca in resina che va posizionata sotto al palato del paziente, e a cui sono collegati ganci in metallo, molle, viti ed elastici con lo scopo di riposizionare i denti e modellare l’arcata dento-scheletrica. Questo apparecchio può essere rimosso in qualsiasi momento, per esempio per mangiare, lavare i denti, fare sport. Tuttavia, la principale metodologia utilizzata per raddrizzare i denti accavallati è quella fissa, soprattutto nei casi di disallineamento grave.
Gli apparecchi fissi sono composti da una parte incollata ai denti, i brackets, e da archi metallici di titanio e acciaio, modellati, modificati e sostituiti nel corso della terapia, tutti collegati e tenuti insieme tramite elastici, molle, viti e trazioni esterne che esercitano forze progressive per l’allineamento. Oggi, è anche molto diffusa la terapia ortodontica invisibile, che prevede l’utilizzo di apparecchi linguali fissi, senza attacchi, montati dietro ai denti, oppure di mascherine trasparenti, da portare per il maggior numero di ore possibile, col vantaggio di essere molto meno visibili rispetto all’apparecchiatura fissa con brackets e facilmente pulibili.