Alla fine di una qualsiasi terapia ortodontica, si va incontro ad una fase di mantenimento estremamente delicata, perché, se non si segue un’adeguata terapia di contenzione, il rischio che si verifichi una recidiva ortodontica è molto alto. La terapia di contenzione consiste nell’applicazione di un nuovo apparecchio, detto, appunto, “di contenzione”, per evitare che i denti tornino a spostarsi dopo la terapia ortodontica correttiva.
Quanto dura una contenzione?
La fase di contenzione ha una durata variabile a seconda dei casi e della gravità del disturbo del paziente, ma, la maggior parte delle volte, non ha una durata breve: è l’ortodontista a stabilire il tempo per cui il paziente dovrà portare l’apparecchio di contenzione, valutando in base alla situazione di partenza e alla presenza di eventuali abitudini viziate che possono ostacolare il mantenimento del risultato post terapia ortodontica. In linea generale, la fase di contenzione dura minimo 2 o 3 anni, durante i quali è fondamentale che il paziente si sottoponga a visite di controllo periodiche per valutare l’andamento della nuova terapia.
Ogni controllo, inoltre, rappresenta l’occasione per verificare lo stato di conservazione dell’apparecchio di contenzione, soprattutto se fisso. È consigliabile anche continuare a recarsi a queste visite di controllo anche alla fine della fase di contenzione, almeno ogni 6 o 12 mesi, affinché sia più facile riscontrare eventuali piccoli movimenti e correggerli prontamente, riapplicando per un altro periodo l’apparecchio di contenzione.
A cosa serve l’apparecchio di contenzione?
Dopo la diagnosi e la fase attiva di trattamento ortodontico, c’è un ultimo step da compiere, ovvero la fase di mantenimento. L’apparecchio di contenzione è quello che si indossa durante questa fase: il suo scopo è quello di mantenere i risultati del trattamento ortodontico in modo che i denti rimangano sempre allineati. Indossare l’apparecchio di contenzione è di vitale importanza, poiché i denti continuano a muoversi, conservano la memoria originale e tendono a tornare nella loro posizione originale, anche dopo aver portato l’apparecchio fisso o mobile.
La contenzione può essere attiva o passiva: quella passiva, serve a consolidare la posizione dei denti; quella attiva ha la funzione di contrastare gli stimoli nocivi che possono spingere i denti e peggiorarne la posizione, oltre ad alterare la forma del viso e le funzioni orali. Esistono tre diversi tipi di apparecchi contenzione:
- il filo metallico: questo tipo di apparecchio si incolla dietro i denti e si usa solo quando i denti sono tutti permanenti, per contrastare il rischio di recidiva dell’affollamento dentale; è invisibile, ma comporta qualche difficoltà nella pulizia quotidiana dei denti, oltre a potersi staccare in alcuni punti nel corso del tempo, a causa delle forze della masticazione;
- gli apparecchi rimovibili in resina, che solitamente vanno indossati solo la notte, e permettono di mangiare e lavarsi i denti normalmente;
- le mascherine invisibili, il cui spessore copre la superficie masticante dei denti, e li abbraccia impedendone movimenti indesiderati; queste mascherine sono molto utilizzate perché poco ingombranti e rimovibili, tuttavia, si possono rompere o usurare se il paziente serra con forza i denti durante il sonno o non le cura con le dovute accortezze.
Quanto tenere apparecchio contenzione?
Generalmente, l’apparecchio di contenzione va indossato tutto il giorno per i primi 3-4 giorni di terapia, e tolto solo per mangiare e lavare i denti. Nei primi 6 mesi dopo il trattamento, si prescrive l’applicazione dell’apparecchio per almeno 14 ore al giorno, quindi tutta la notte e qualche ora durante il resto della giornata. Superati i primi 6 mesi, è possibile ridurre il tempo di utilizzo alle sole ore notturne, fino ad almeno 2 anni dalla rimozione dell’apparecchio ortodontico.